Impostazioni intelligenti della caldaia

Che mondo sarebbe se la nostra caldaia fosse semplicemente ON/OFF?! Sarebbe come se l’unico programma disponibile della lavatrice fosse quello a 60°C e tutti i nostri maglioncini sarebbero rovinati, o come avere un unico volume sulla tv e sentirsi esplodere le orecchie nelle scene di azione e sparatorie concitate. Per fortuna tutto si può regolare, grazie alle impostazioni intelligenti della caldaia.

Partiamo dunque dal livello più immediato di termoregolazione: la regolazione sul generatore. Si tratta di un sistema elementare, ma è la base fondamentale per la termoregolazione e nelle prossime puntate capiremo quanto sia imprescindibile e si debba integrare con i livelli successivi di controllo.

La temperatura di mandata

Temperatura fissa

Il punto fondamentale è la regolazione della temperatura di mandata (i.e. uscita dal generatore) del fluido termovettore (i.e. il fluido che circola nell’impianto di riscaldamento e cede calore agli ambienti da riscaldare).

Questa temperatura può essere scelta e impostata dall’utente, tenendo conto di diversi fattori, tra cui:

  1. il tipo di generatore
  2. il sistema di emissione
  3. la temperatura esterna
  4. il fabbisogno energetico dell’unità immobiliare
  5. l’attività degli occupanti

Vedi l’articolo molto bello di Viessmann Italia: clicca qui.

In questo caso si parla di temperatura di mandata “fissa”.

Temperatura scorrevole

Poiché uno dei fattori fondamentali nella scelta della temperatura di mandata è la temperatura esterna, il generatore può essere collegato e comunicare con una sonda climatica esterna, così da ottenere automaticamente una diversa temperatura di mandata, definita “scorrevole”, in corrispondenza di una diversa temperatura esterna. È la corrispondenza tra la temperatura esterna e la temperatura di mandata, che si chiama “curva climatica”, che viene definita e impostata dall’installatore, dal centro assistenza, o dall’utente ben consigliato dal suo termotecnico.

Scelta della temperatura

Mettiamo qui alcune tabelle, secondo i diversi fattori indicati nel paragrafo Temperatura fissa, in modo che l’utilizzatore possa effettuare alcune prove incrociando i diversi componenti del suo impianto e le condizioni ambientali esterne, e determinare alla fine la temperatura di mandata ottimale per le sue esigenze.

1.      Tipo di generatore

Ogni tipo di generatore presenta un diverso principio di funzionamento, che ne stabilisce i limiti di temperatura ma anche le condizioni in cui le sue prestazioni sono migliori.

In generale infatti le caldaie a condensazione e le pompe di calore funzionano “meglio” (i.e. hanno rendimento maggiore) quando lavorano a temperature più basse.

2.      Sistema di emissione

Il tipo di terminale in ambiente determina anch’esso dei limiti. Per esempio, non posso avere il pavimento radiante a 70 °C!

Oltre a quanto indicato nella tabella, bisogna anche considerare la superficie ed il numero dei terminali presenti: pannelli radianti a passo più piccolo (serpentine più fitte), radiatori più grandi, ventilconvettori più potenti, un numero maggiore di terminali, permettono di diminuire la temperatura di mandata.

3.      Temperatura esterna

Il ragionamento in questo caso è che la temperatura di mandata deve essere più alta quando fuori fa più freddo (pieno inverno), mentre può essere abbassata quando le condizioni esterne sono più miti (mezze stagioni).

La tabella precedente è molto indicativa, ma può essere una base di partenza per l’utilizzatore.

4.      Il fabbisogno energetico dell’unità immobiliare

Questo fattore dipende in sostanza dalle caratteristiche dell’involucro edilizio. Di conseguenza risulta troppo soggettivo per permetterci di darvi delle indicazioni generali.

Contattaci qui se vuoi avere dei consigli mirati al tuo caso particolare!

In generale, un involucro più performante, dotato di isolamento termico, determina un minore fabbisogno energetico e consente quindi di limitare la temperatura di mandata, che è proprio quello che ci serve con i generatori moderni – caldaie a condensazione e pompe di calore.

5.      L’attività degli occupanti

Non possiamo analizzare caso per caso questo fattore, anche perché il confort a cui aspira ogni utilizzatore è diverso. Per questo motivo, sarà necessario effettuare alcune prove sulla temperatura di mandata del generatore prima di capire esattamente il valore ideale per ciascuno.

Conti alla mano!

Prendiamo il caso di un appartamento di circa 75 mq, in zona climatica E, con 3 lati esterni senza isolamento termico, pavimento e soffitto verso locali vicini riscaldati, dotato di riscaldamento a radiatori alimentati da caldaia a condensazione. Per modellare questo esempio abbiamo utilizzato il software di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici EC700, rilasciato da Edilclima srl.

Se la caldaia avesse una temperatura di mandata fissa e non regolabile, impostata ad 80°C, il consumo annuo di gas naturale sarebbe 1021 m3. Potendo impostare la temperatura di mandata a 60°C (se i terminali di emissione lo permettono perché sono abbastanza grandi) il risparmio sarebbe del 3%. Impostando invece una curva climatica (quindi permettendo alla caldaia di variare la temperatura di mandata sulla base delle indicazioni della sonda esterna), si consumerebbe – rispetto a T fissa di 80°C – circa il 10% in meno di gas metano.

I generatori modulanti

Nei sistemi di generazione moderni il controllo non si limita alla temperatura di mandata, ma interessa anche la portata del fluido termovettore: si tratta in questo caso di generatori modulanti, in grado di variare la potenza tra il valore nominale (100%) e il 30%, o anche meno senza modificare le temperature in gioco. 

Ovviamente, a potenza erogata inferiore corrisponde un minore consumo di combustibile o energia elettrica.

Ma chi dice al generatore quanta potenza deve erogare e chi agisce sulle impostazioni intelligenti della caldaia?

Lo scopriremo nelle prossime puntate! Per sapere quali sono clicca qui.

Limiti ed esempi

Il sistema di regolazione della sola caldaia o pompa di calore presenta però alcune limitazioni.

Nel caso di un impianto autonomo a servizio di un’unità immobiliare di piccole dimensioni, potrebbe anche essere sufficientemente soddisfacente. Esempio: un piccolo ufficio, dove lavorano un paio di persone dalle 9.00 alle 18.00.

Ma pensiamo invece ad un appartamento, in cui la temperatura richiesta dagli abitanti è ragionevolmente diversa per la zona giorno, il bagno e la zona notte.

Questi limiti diventano più “gravi” nel caso degli impianti centralizzati, dove le varie unità servite presentano caratteristiche diverse in termini di: tipologia di ambienti con cui confinano, orientamento ed esposizione, occupazione e utilizzo. Nelle prossime settimane, se avrà successo nel sondaggio, prepareremo un articolo sulla contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati, che è obbligatoria dal 2017. Come scopriremo però, se i contabilizzatori “quantificano” il consumo dell’unità, i dispositivi che consentono di gestire i consumi sono termostati (puntata 2) e valvole termostatiche (puntata 4).

Spero che questo articolo possa esservi utile, per qualsiasi domanda e/o approfondimento, scrivi un commento o contattaci in privato da qui.

A mercoledì prossimo!


Priscilla Aradelli

Laureata in Ingegneria energetica presso il Politecnico di Milano, si occupa di progettazione di impianti termici e isolamento dell’involucro edilizio in ambito civile. Gestisce le pratiche ENEA e GSE per gli incentivi fiscali relativi ad interventi di efficientamento energetico. Inoltre offre supporto alle aziende per la gestione di risorse e qualità.

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